Circa 5 anni fa, con il Decreto n.142 del 3 luglio 2017, lo stato italiano ha cercato di sfruttare l’opportunità del vuoto a rendere avviando la sperimentazione di un meccanismo di restituzione di determinate confezioni alimentari.
Nonostante la creazione di impianti di raccolta e sterilizzazione che permettessero la corretta gestione della filiera, il progetto non ha ottenuto i risultati sperati a causa della carente adesione da parte delle attività ristorative coinvolte.
Oggi la mentalità è cambiata, e – oltre alla sempre maggiore sensibilità ed attenzione verso il tema ambientale – si sono aperte opportunità economiche per chi sappia sviluppare servizi innovativi a supporto delle imprese aiutandole a ridurre il loro impatto ambientale; in questo contesto aziende storiche come startup possono far crescere il proprio business sostenendo nel mentre le necessità logistiche, le aspirazioni ecologiche e i vincoli economici dei propri clienti della ristorazione.
Attualmente il vuoto a rendere si è esteso non solo al riuso di bottiglie d’acqua, ma – grazie ad Around -anche ai contenitori per alimenti.
In Europa ogni anno si producono circa 16mld di bicchieri e 2mld di contenitori monouso, dati allarmanti se si pensa che tutti questi prodotti – nel miglior caso siano biodegradabili – rimarranno sulla terra e nelle acque per molto tempo prima di degradarsi. Per questo anche numerose attività ristorative abbandonano il monouso a favore di un sistema di riuso dei contenitori per l’asporto. Il vuoto a rendere rappresenta una soluzione sostenibile per l’ambiente che riduce l’inquinamento di CO2 legato al consumo di plastica, riduce i costi e gli sprechi.
Sostenere queste iniziative spesso non impatta sui costi delle imprese del mondo ristorativo, ma nel tempo garantisce un investimento di grande valore, concreto e percepito dai clienti, per tutto l’ecosistema sociale ed ambientale.
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